Ponte delle catene, Budapest eterna

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Ponte delle catene, Budapest

Ponte delle catene, Budapest

Nella notte di Budapest, il ponte delle catene è un tratto di luci attraverso il blu del Danubio: 375 metri arcuati d’acciaio e cemento che dal 1849 legano due città diventate una soltanto.

I lavori per la costruzione della struttura iniziarono dieci anni prima per iniziativa del conte István Széchenyi (1791-1860). Il nobile, da cui l’opera prende il nome, fu uno dei più grandi statisti d’Ungheria.

Lungimirante, commissionò la realizzazione del ponte delle catene all’inglese William Tienery Clark e allo scozzese Adam Clark. I due ingegneri del Regno Unito, dal cognome comune senza aver alcun grado di parentela, impiegarono dieci anni per costruirlo.

L’idea del conte Széchenyi era quella di edificare una gittata permanente che collegasse Buda a Pest: in passato le due città erano tenute insieme da un ponte su chiatte che, prima dell’arrivo dell’inverno veniva smantellato, per essere ricostruito la stagione successiva.

Così per unire ciò che il Danubio aveva diviso, si decise di realizzare un ponte sospeso: vennero innalzati due piloni in stile neoclassico la cui campata centrale misura 202 metri – una delle più lunghe al mondo per quel periodo.

All’entrata, dalla parte della città imperiale, il ponte delle catene è decorato da statue di leoni. Guardandole bene, si vede chiaramente che i re della foresta, criniera folta, posa possente, non hanno la lingua. Simbolo più che mai muto di forza perduta.

Il traffico automobilistico scorre sotto i due piloni del ponte delle catene. Ma chi vuole, sfidando il vento freddo che soffia sul Danubio, può attraversare a piedi lungo l’intera struttura. Basta imboccare sia dalla parte di Buda sia da quella di Pest i marciapiedi che scorrono lungo gli archi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il ponte delle catene fu fatto saltare dai nazisti per impedire l’avanzata dei liberatori russi. Gli stessi che da lì a poco si sarebbero trasformati in invasori.

Ricostruito a conflitto terminato, nel 1989 – oltre che emblema e attrazione turistica principale della città – è diventato simbolo della libertà ungherese dopo gli anni sangue del regime sovietico che proprio in quel periodo stava perdendo il controllo di tutta l’Europa orientale.

Per approfondire:
Wikipedia

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